Acque marino costiere

Metodo cartografico litorale CARLIT


Riferimenti normativi: ICRAM. 2008. Fresi E., Dolce T (curatori): Monitoraggio del limite inferiore delle praterie di Posidonia oceanica – Benthos, scheda 2. In: Cicero & De Girolamo (editori.), Metodologie Analitiche di Riferimento del Programma di Monitoraggio per il controllo dell’ambiente marino costiero (triennio 2001-2003). Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ICRAM: Roma, 4 pp.

Sforzo campionamento:: almeno 4 operatori sul campo; circa 6 ore/stazione (esclusi i tempi di trasferimento fra le diverse stazioni).

Consegna dei risultati: elaborati di sintesi disponibili in 7gg lavorativi dal termine delle operazioni di campionamento.

Descrizione del metodo: le comunità superficiali di substrato roccioso dominate da macroalghe rispondono ai cambiamentidelle condizioni ambientali in tempi relativamente brevi e per questo motivo sono particolarmente adatte al monitoraggio dello stato ecologico delle acque costiere. Il metodo CARLIT (CARtography of LITtoral and upper-sublittoral benthic communities), o della cartografia litorale, si basa sulla composizione e sullo sviluppo lineare delle comunità algali di ambiente microtidale per inferire, mediante un’operazione di screening su vasta area, l’entità del disturbo antropico che insiste su di esse, mappandola quindi su carte di scala adeguata. Pur non consentendo di discriminare fra i singoli fattori di pressione, il CARLIT rappresenta uno strumento utile per un’indagine preliminare su lunghi tratti costieri che garantisca allo stesso tempo sensibilità, semplicità d’applicazione e costi analitici ridotti.

L’applicazione dell’indice è subordinata alla stagionalità (primavera) ed al tipo di area costiera considerata (coste rocciose); è inoltre suscettibile di ritardi dovuti a fattori climatici (es. cattive condizioni del mare). Per le sue caratteristiche di semplicità d’applicazione e basso impatto sulla comunità (campionamento non distruttivo), il metodo si presta all’applicazione in aree naturali protette di interesse conservazionistico; la tipologia di risultati prodotti (Stato Ecologico dell’elemento biologico “Macroalghe”) risulta in accordo con quanto previsto dalla Direttiva 2000/60/CE.
Tipologia di output: scheda di restituzione dati, comprensiva di: elenco dettagliato delle unità sistematiche reperite; valore dell’indice CARLIT (Stato Ecologico) per i tratti costieri considerati; cartografia tematica, sintesi dei risultati ottenuti e conclusioni; fotodocumentazione della campagna di campionamento.

Analisi delle praterie di Posidonia oceanica


Riferimenti normativi: ICRAM. 2001. Fresi E., Dolce T. (autori): Monitoraggio del limite inferiore delle praterie di Posidonia oceanica – Benthos, scheda 2. In: Cicero & De Girolamo (editori), Metodologie Analitiche di Riferimento del Programma di Monitoraggio per il controllo dell’ambiente marino costiero (triennio 2001-2003). Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ICRAM: Roma, 4 pp.

Sforzo campionamento: almeno 4 operatori sul campo; circa 6 ore/stazione (esclusi i tempi di trasferimento fra le diverse stazioni).

Consegna dei risultati: elaborati di sintesi disponibili in 10-15gg lavorativi dal termine della campagna di campionamento.

Descrizione del metodo: lo studio delle praterie di Posidonia oceanica (L.) DELILE, oltre a fornire dati sullo stato di salute di questo importante bioma mediterraneo, costituisce un indicatore biologico affidabile della qualità delle acque e, più in generale, della situazione ecologica dell’area costiera. Tale fanerogama marina risulta infatti relativamente sensibile alle variazioni delle condizioni ambientali, cui risponde variando determinati parametri (es. densità, ricoprimento foliare, aspetti fenologici, produttività, profondità ed aspetto del limite inferiore della prateria): monitorando tali aspetti, è possibile inferire lo stato di salute della pianta, e, di conseguenza, inferire con precisione la condizione ecologica dell’area indagata.
Fra i numerosi indici sviluppati per il monitoraggio dello stato di salute dei posidonieti, si riportano di seguito quelli maggiormente applicati. Si tratta di misurazioni affidabili, di esecuzione relativamente semplice ed economica, ampiamente utilizzate in Mediterraneo da oltre quarant’anni, con importanti caratteristiche di verosimiglianza e confrontabilità.
La stima della densità della prateria (Giraud, 1977) misura il numero di fasci fogliari per metro quadrato, definendo una serie di cinque Classi di Densità che a propria volta sintetizzano i diversi livelli di disturbo, da impercettibile (Cl.I: “prateria molto densa”) a molto intenso (Cl.V: “semiprateria”).

La determinazione del numero medio di foglie per ciuffo, l‘Indice LAI (o dell’area fogliare: Leaf Area Index) ed il calcolo del Coefficiente A (Giraud, 1977, 1979) rappresentano stime di parametri fenologici relativi, rispettivamente, allo stato di salute vegetativa dei singoli rizomi ortotropi, all’effettiva superficie foliare della pianta ed allo stress (idrodinamico o dovuto a predazione) a cui questa risulta sottoposta. Tali parametri, pur non fornendo di per sé una classificazione relativa allo stato ecologico dell’ambiente, risultano utili per un confronto rapido e preciso fra lo stato di salute di diverse praterie, ubicate in differenti aree geografiche e/o sottoposte a diverse tipologie di disturbo.
L’analisi lepidocronologica (Pergent et al., 1982; Pergent, 1987) fornendo una stima del numero di foglie prodotte da ciascun rizoma ortotropo nel corso di un ciclo vegetativo annuale (corrispondente al numero di scaglie basali compreso fra due “minimi” di spessore), consente di calcolare la produzione primaria per fascio (P) della prateria in esame. Tale metodo, opportunamente accoppiato con analisi chimiche, permette inoltre di valutare la quantità di inquinanti assorbiti dalla pianta nel corso di ciascun ciclo vegetativo, risultando pertanto molto utile nello studio del bioaccumulo.
La dinamica del limite inferiore della prateria, ecologicamente più fragile e dunque maggiormente suscettibile di regressione e/o diradamento in caso di stress, è effettuata tramite il protocollo formulato dal Reseau de Surveillance Posidonie, altrimenti noto come balisage (Bertrandy et al., 1986), basato sull’impiego di corpi morti (balises) da collocarsi sul fondo, i quali rappresentano il riferimento spaziale su cui valutare la progressione o la regressione del limite inferiore della prateria durante le successive campagne di monitoraggio. Tale studio, unitamente alla stima dei parametri precedentemente descritti, consente di stimare l’andamento vegetativo dell’intera prateria, rilevando gli eventuali segnali di stress al fine di individuarne le cause (generalmente legate all’assetto dell’area costiera prospiciente il posidonieto in esame).
Tipologia di output: scheda di restituzione dati, comprensiva di: valore analitico dei parametri analizzati (per parametri fenologici e lepidocronologici), localizzazione e georeferenziazione dei corpi morti collocati (per analisi mediante balisage); sintesi dei risultati ottenuti e conclusioni; fotodocumentazione della campagna di campionamento.

Nota: analisi non comprese nell’elenco possono essere comunque effettuate dietro richiesta; in tal caso è però necessario un periodo di tempo supplementare, al fine di verificare preliminarmente il metodo ed effettuare le necessarie prove interne di intercalibrazione.