Lamarck e la biologia fuori dal creazionismo #TheEarthClub

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Lamarck e la biologia fuori dal creazionismo #TheEarthClub

lamarck evoluzione creazionismo biologia natura ambiente fauna flora zoologia biodiversità ambiente

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Oggi la nostra rubrica vuole ricordare Jean-Baptiste de Lamarck, il cui nome completo è Jean-Baptiste Pierre Antoine de Monet cavaliere di Lamarck, naturalista, zoologo, botanico ed enciclopedista francese che troppo spesso viene additato semplicemente come colui che non ha capito il vero meccanismo dell’evoluzione biologica in contrapposizione a Charles Darwin. Al contrario, fu uno dei maggiori scienziati del suo tempo: introdusse verso la fine del XVIII secolo il termine “biologia” ed elaborò una delle prime teorie dell’evoluzione degli organismi viventi basata sull’adattamento e sulla ereditarietà dei caratteri acquisiti, conosciuta come lamarckismo.

Lamarck nacque a Bazentin-le-Petit il primo agosto del 1744, da giovane partecipò alla Guerra dei sette anni nell’armata al comando del duca de Broglie, poi, rientrato in Francia si stabilì a Parigi, dove si dedicò allo studio della biologia, della meteorologia e della botanica. Dopo aver abbandonato gli studi in medicina si dedicò allo studio della botanica sotto la supervisione di Bernard de Jussieu. Cominciò a farsi conoscere col catalogo descrittivo La flore française, compilato con un metodo da lui introdotto.

Fece, quindi, un viaggio attraverso l’Europa come accompagnatore del figlio di Buffon. Al ritorno lavorò alla Encyclopédie methodique continuando il lavoro di Diderot e D’Alembert.

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Ebbe poi la cattedra di “zoologia dei vermi e degli insetti”, diventata poi “zoologia degli invertebrati” al Muséum national d’historie naturelle. Da allora concentrò i suoi interessi sulla zoologia, dedicandosi in particolare ai molluschi, viventi e fossili. A lui si devono il riordino degli animali, la suddivisione in vertebrati ed invertebrati e i termini “biologia” e “ambiente” della grande Encyclopédie, alla cui redazione sostituì D’Alembert. Con Cuvier fu uno dei fondatori della paleontologia. Durante la Prima Rivoluzione Francese (1789-1899) si schierò dalla parte dei repubblicani, andando contro alla nobiltà di cui faceva lui stesso parte.

Il pensiero scientifico di Lamarck si fondava su tre presupposti:

-le cause dei fenomeni vitali vanno cercate nella composizione chimica della materia vivente;

-la scienza riguarda processi continui regolati da leggi;

-la scienza persegue la causalità deterministica.

Morì cieco e in povertà a Parigi, il 18 dicembre 1829 e venne sepolto nel Cimitero di Montparnasse a Parigi.

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Con la pubblicazione, nel 1809, dell’opera Philosophie zoologique, Lamarck giunse alla conclusione che gli organismi, così come si presentavano, fossero il risultato di un processo graduale di modificazione che avveniva sotto la pressione delle condizioni ambientali. Nel tentativo di dare una spiegazione a quella che era la prima teoria evoluzionista, egli si basò su tre idee:

  • La varietà di viventi: poche specie erano riuscite a rimanere immutate nel tempo.
  • L’uso e il non uso degli organi (arti, ecc.): le specie avevano con il tempo sviluppato gli organi del loro corpo che permettevano di sopravvivere adattandosi all’ambiente. Per spiegare questa idea ricorse all’esempio delle giraffe: in un primo momento, secondo Lamarck, sarebbero esistite solo giraffe con il collo corto; queste ultime, per lo sforzo fatto per arrivare ai rami più alti, sarebbero riuscite a sviluppare collo e zampe anteriori e, quindi, ad avere organi adatti alle circostanze. Per converso, il non-uso di determinati organi portava alla loro perdita.
  • L’ereditarietà dei caratteri acquisiti per uso e disuso: le specie trasmettevano ai discendenti i caratteri acquisiti (il collo e le zampe più lunghi nel caso delle giraffe).

Elaborò due teorie evoluzionistiche: l’evoluzione stessa si evolve.

Evoluzione I: è valida per gli organismi più semplici fino alla tenia. Viene affrontata passivamente. Qualsiasi modificazione ambientale determina cambiamenti fisiologici e poi anatomici. I discendenti ricevono alla nascita le modificazioni acquisite dai genitori.

Evoluzione II: è valida dalla pulce in su e viene affrontata attivamente. Qualsiasi modificazione ambientale provoca un cambiamento dei bisogni vitali, in particolare quelli alimentari, e in seguito cambiamenti comportamentali. Di conseguenza c’è una modificazione fisio-anatomica che porta ad una modificazione comportamentale, dei bisogni, per poi tornare all’ambiente stesso.

La teoria evoluzionista successiva ha abbandonato la teoria lamarckiana per quanto riguarda l’ereditarietà dei caratteri acquisiti: lo sviluppo della genetica e della genomica ha permesso di comprendere che gli adattamenti conseguiti da un organismo nel corso della sua vita non si possono trasmettere ereditariamente, a meno che non modifichino il patrimonio genetico dell’individuo che sarà poi trasmesso alla progenie. Questo è impossibile per gli organismi pluricellulari a riproduzione sessuata; tuttavia, per un ristretto gruppo di organismi, soprattutto microrganismi, che si riproducono per riproduzione asessuata e quindi possono più facilmente trasferire le proprie modificazioni alla progenie, la teoria può considerarsi valida. Ad oggi le teorie di Lamarck stanno avendo nuova luce sotto l’insegna dell’epigenetica, cioè quella branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del DNA.

Lamarck fu il primo scienziato a propugnare una teoria evoluzionista empiricamente controllabile che affermava la mutazione delle specie nel corso del tempo. In questo modo Lamarck portò la biologia fuori dal creazionismo e fondò una dinamica della storia della natura.


G.G.